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Abdon Pamich lasciato solo dopo il passaggio della fiaccola: l’organizzazione olimpica inciampa ancora

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R.D.V.

Il 92enne Abdon Pamich, oro a Tokyo 1964, lasciato solo dopo il passaggio della fiaccola a Vicenza: un’altra figuraccia dell’organizzazione.

È una disavventura che ha del paradossale quella accaduta ad Abdon Pamich, 92 anni, leggenda dell’atletica italiana, esule istriano, marciatore capace di attraversare cinque Olimpiadi e di salire sul gradino più alto del podio a Tokyo nel 1964 (ed è l’ennesima prova di una organizzazione non esattamente impeccabile).

Abdon Pamich lasciato solo dopo il passaggio della fiaccola: l’organizzazione olimpica inciampa ancora – Foto Ansa – reggionelpallone.it

Martedì scorso, a Vicenza, Pamich era stato invitato come tedoforo nel percorso della Fiamma olimpica in vista di Milano-Cortina. Un invito nato da un gesto carico di senso: la fiaccola gli è stata consegnata da Dario Zaccariotto, anche lui figlio di esuli istriani. Un passaggio simbolico, quasi naturale, che avrebbe meritato una cornice all’altezza della storia che portava con sé.

Secondo quanto riportato oggi dal Giornale di Vicenza, dopo lo scambio della fiaccola il corteo dei tedofori ha proseguito verso piazza dei Signori, dove era prevista la cerimonia finale. Pamich, però, è rimasto indietro. Senza assistenza. Senza accompagnamento. Lasciato, di fatto, solo in mezzo alla strada.

Lasciato da solo a 92 anni dopo il passaggio della fiaccola: le ricostruzioni discordanti

A intervenire sono stati alcuni rappresentanti dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, tra cui la presidente della sezione di Vicenza Maria Cristina Sponza, che lo hanno accompagnato in auto fino alla piazza. Quando Pamich è arrivato, però, la cerimonia era già conclusa. Nessuna menzione dal palco allestito nei pressi della Basilica Palladiana. Nessun richiamo pubblico al suo nome, alla sua storia, al suo oro olimpico.

Zaccariotto non parla di scandalo, ma di occasione mancata. «Al di là della disorganizzazione – ha spiegato – ci sono stati molti segni di affetto. Genitori e nonni con i bambini si sono fermati per una foto, per un saluto». Un riconoscimento spontaneo, umano, che però stride con l’assenza di un riconoscimento ufficiale nel momento più visibile della giornata.

L’assessore comunale ai grandi eventi Leone Zilio ha chiarito che un pulmino era disponibile per i tedofori diretti verso la piazza. «Pamich è stato lasciato per strada ed è arrivato tardi alla cerimonia. Ci è dispiaciuto, ma non è colpa nostra», ha dichiarato, aggiungendo che il Comune ha comunque inviato una mail di rimostranze alla Fondazione.

Ed è proprio la Fondazione Milano-Cortina a fornire la propria versione ufficiale dei fatti. Secondo la nota diffusa, ad Abdon Pamich – come a tutti i tedofori – sarebbe stato regolarmente offerto il servizio di navetta per il rientro al collection point. Pamich, però, avrebbe scelto liberamente di non risalire sul mezzo, preferendo proseguire a piedi. Inoltre, la Fondazione precisa che la city celebration è riservata esclusivamente all’ultimo tedoforo, incaricato dell’accensione del braciere, e che non era previsto un coinvolgimento degli altri partecipanti.

Dal punto di vista organizzativo, la Fondazione ribadisce che il supporto garantito riguarda esclusivamente i trasferimenti ufficiali e che resta sempre la possibilità, per i tedofori, di muoversi autonomamente. «Nessuno si è dimenticato di Abdon Pamich», conclude la nota, sottolineando il «pieno rispetto e la riconoscenza» per il suo valore sportivo e umano.

Le versioni, come spesso accade, non coincidono perfettamente. Ma il punto non è stabilire una colpa formale. Il punto è un altro: è fondamentale maneggia la memoria con tutta la cautela del caso, perché Pamich non è solo un nome sull’elenco dei tedofori – è un pezzo di storia italiana, sportiva e civile.

R.D.V.

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