L'inchiesta di Rnp: "Gioco in Seconda Categoria, niente medici nè controlli"
Lunedì 23 Aprile 2012 19:45

Il secondo viaggio-inchiesta di Rnp, all'interno del sistema sanitario delle squadre dilettantistiche nostrane, stavolta si conclude con un'analisi amara, o se preferite con un grido d'allarme. Il calciatore intervenuto ai nostri microfoni, per una questione di opportunità,  lo chiameremo Pasquale: un nome di fantasia che nasconde la vera identità, così come rimarranno nascosti il ruolo o la squadra di appartenenza.


Pasquale gioca in Seconda Categoria, nel girone reggino, e ci guarda quasi come fossimo marziani, quando gli chiediamo se la sua società è dotata di un defibrillatore. "Defibrillatore? Ma che state dicendo. Dove gioco io non c'è nemmeno una barella o un'ambulanza, figuriamoci se ci può essere un defibrillatore". Frasi  che si commentano da sole, eppure siamo solo all'inizio. "Cosa succede in caso di infortuni? Succede che dobbiamo sperare di non farci troppo male- prosegue- perchè le uniche cose di cui possiamo disporre, in questi casi, sono acquà e ghiaccio, o nelle migliori ipotesi spray anti-dolorifico".


Più andiamo avanti nella chiacchierata, più ci rendiamo conto che nella squadra dove gioca Pasquale la parola 'medicina' non esiste. "Non so se abbiamo o meno un medico sociale- ci spiega- ma di sicuro se c'è io non l'ho mai conosciuto. Massaggiatori? Neanche, almeno non come ruolo specifico. Quando mi è capitato di farmi male ho dovuto provvedere da solo, chiedere consigli ad amici che avevano avuto lo stesso tipo di infortunio o a qualche medico di mia conoscenza". Il desolante quadro, si completa alla voce prevenzione. "No, non ci è stato chiesto  nessun certificato medico, nè durante la preparazione estiva nè successivamente. Elettrocardiogrammi o altri tipi di analisi? Assolutamente, neanche a parlarne". Inutile chiedere, a questo punto, se vengono somministrati integratori o prescrtitte diete alimentari: correremmo il serio rischio che Pasquale ci prenda davvero per stupidi...


L'ultimo pensiero, lascia trapelare comunque un pò di amarezza mista a fatalismo. "Ricordo quand'ero ragazzino, e giocavo in una squadra dove ti facevano tutti i controlli almeno due volte l'anno. Adesso invece, la realtà è questa: non prendiamo soldi perchè sappiamo che a questi livelli non ne girano, e giochiamo solo ed esclusivamente per divertirci. Se dovesse succedere qualcosa di grave a qualcuno di noi, durante una partita? Non ci abbiamo pensato- conclude- e forse è meglio continuare a non pensarci. E comunque, non credo sia un probleme solo nostro, perchè a questi livelli che io sappia è così dappertutto ...".


Noi invece, continuiamo a chiederci se  una cosa del genere sia normale, se sia concepibile. E ci auguriamo che qualcuno legga questo articolo, identificandosi nella situazione descritta da Pasquale. Va bene la mancanza di contributi, di fondi etc.etc. Il nulla più assoluto però, deve fare riflettere, deve portare ad un esame di coscienza da parte di tutti. Perchè piangere di fronte ad una tragedia poi, sarebbe troppo facile...

 

Ferdinando Ielasi-reggionelpallone.it

pallone4



 

 

 

 

 

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