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Roberto Breda a TFP: “Eternamente grato alla Reggina, ci tornerei volentieri. Esoneri? Difficile trovare risposte sensate…”

Roberto Breda a TFP: “Eternamente grato alla Reggina, ci tornerei volentieri. Esoneri? Difficile trovare risposte sensate…”
Reggina
13/09/2018 16:24 | A cura di Redazione ReggioNelPallone.it
Ospite telefonico della trasmissione Tutti Figlii di Pianca in onda quest'oggi su Radio Touring è stato il tecnico ex Reggina e Perugia, Roberto Breda.

Intervenuto telefonicamente a Tutti Figli di Pianca, trasmissione in onda sulle frequenze di Radio Touring 104, l’ex tecnico Roberto Breda ha parlato dell’esperienza in riva allo Stretto, oltre che del recente passato e dei problemi che affliggono il calcio italiano.

L’esonero di Perugia, però, difficile da digerire: “Son passati due mesi, si guarda avanti, perchè trovare delle risposte che abbiano un senso diventa un pochino più difficile. Il problema è che anche l’anno prima è andata verosimilmente allo stesso modo. L’obiettivo della salvezza era stato ampiamente raggiunto con otto partite d’anticipo. E’ un peccato: avere l’opportunità di fare i play-off non capita tutti i giorni, mi era successo cinque anni prima con il Latina. Già ci sono delle difficoltà nel campo, delle volte però ti devi misurare con delle cose che fatichi a capire. Il mestiere dell’allenatore è sempre un bel lavoro, cercherò di imparare nel rapporto con i dirigenti”. 

Tornato al Granillo da avversario nella stagione 2013/14 in sella alla panchina del Latina, spese parole al miele per la società amaranto. “Se posso ancora fare questo lavoro lo devo alla Reggina, a Giacchetta e Foti. Nella vita facevo tutt’altro, è stata un’intuizione di Simone. Non bisogna avere la memoria corta, poi che sarebbe potuta andare diversamente è fuor di dubbio. Credo però che si debba mettere sul piatto della bilancia tutte le cose: Reggio devo solo ringraziarla. L’esonero? Il nostro è un mondo pieno di variabili. Piuttosto che trovare una ragione è meglio lavorare su cosa si sarebbe potuto fare di diverso. Una volta si diceva “Conta solo il risultato”, non è così”. 

Il sistema calcio sta vivendo un periodo di piena crisi, Breda dice la sua: “L’esclusione dell’Italia dai Mondiali era l’espediente per dare il via alle riforme, mettendo le persone giuste nei posti giusti. Il commissario è la testimonianza che regna la confusione. Sembra una guerra di quartiere, dove ci si alterna al potere. La Serie C si è dimostrata la Lega più coerente”. 

Il tecnico ex amaranto è al momento senza squadra: “Tutti i miei colleghi dicono sia il momento di aggiornarsi. E’ un termine relativo, sto studiando i vari organici della Serie B in maniera tale che se ci fosse una chiamata sarei a conoscenza di punti deboli e di forza. E’ un campionato molto equilibrato, ci sono 13/14 squadre molto competitive. Se dovesse arrivare la chiamata di una di queste sarebbe importante farsi trovare con idee e soluzioni”. 

Il Perugia a gennaio compra Bianchimano, parcheggiandolo però in riva allo Stretto fino al termine della stagione: “Ho avuto modo di vederlo all’opera. Non è niente male, ha delle buone prospettive. Purtroppo lo vedo un po’ chiuso in Umbria. L’anno scorso avevamo due attaccanti, quest’anno sarà la quarta punta. Melchiorri, Vido ed Han partono una spanna sopra. Ha,però,  qualità ed è stata una buona intuizione del Perugia”. 

Reggio riparte da figure storiche per risvegliare l’entusiasmo sopito: “La tradizione non si cancella, vale sia per la piazza che per i nomi di Cevoli Taibi, Branca e Belardi, perchè conoscono la maglia ed il mestiere. Bisogna che si ricrei entusiasmo. La C è diventata più difficile, arrivare primo è dura e non si potrà sbagliare nulla. Ci sono quattro squadre che lotteranno fino alla fine. Fare i play-off potrebbe essere un buon modo per riuscire a creare delle basi”. 

Tre anni dopo il Breda-bis Reggio cade nell’oblio del fallimento: “Non si percepiva il pericolo, la Reggina mi ha sempre dato l’idea di una società solida, sia negli anni in cui allenavo nel settore giovanile che in prima squadra. I problemi sono arrivati con una scelta un po’ strategica a mio avviso. Da tecnico della Reggina la mia rosa contava almeno sedici elementi figli del Sant’Agata. L’anno successivo salutarono almeno in una decina. Si passò così da una società con un senso di appartenenza ed idee ad una squadra come tutte le altre. E’ stata stravolta la filosofia, ma non è la causa del fallimento, sia chiaro”. 

La prima tra i professionisti non si scorda mai: “Reggina-Mantova 3-1. Mi trovai catapultato nella prima squadra dal torneo di Viareggio. Fu una bella giornata nonostante un’incredibile tensione. In riva allo Stretto non riesco a trovare brutti ricordi, anche perchè le sconfitte fanno parte del calcio”.

Scegliere tra un ritorno a Salerno o a Reggio Calabria? “Si tratta di due storie completamente diverse. Alla città campana li lega un discorso affettivo, visti i tanti anni vissuti da calciatore e l’intensità di quello da allenatore. La Reggina mi ha dato il mestiere, ho una forma di riconoscenza nei confronti di questa squadra. Ci ritornerei volentieri”. 

Chiosa finale sul discorso settori giovanili: “Tutto passa dal lavoro, dalla qualità dei tecnici e dei ragazzi, che sono comunque nomi importanti. E’ bene capire cosa rappresentino le ore che si passano sul campo da gioco. A Reggio la passione era fondamentale. Tutti i mesi si avevano delle riunioni per impostare un discorso di continuità e coordinazione. Ricordo persino che fu richiesta la figura di maestra di aerobica per esercitare la coordinazione e quella di psicologo. Si aveva sempre voglia di migliorare. Oggi purtroppo il calcio  giovanile sembra vissuto in maniera completamente differente. Tanti allenatori cominciano dall’attività dei ragazzi con il sogno di arrivare in prima squadra. Non si programma, tranne qualche eccezione. La Reggina lo faceva ed i risultati erano sotto gli occhi di tutti”. 

Redazione ReggioNelPallone.it
Testata giornalistica online Aut. Trib. di Reggio Calabria n. 11/2010 Il calcio e lo Sport nella Provincia di Reggio Calabria.

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