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A tu per tu con… Rosario Sasso

A tu per tu con… Rosario Sasso
Reggina
13/06/2018 00:00 | A cura di Domenico Geria
Ospite della rubrica "A tu per tu", il capitano della Reggina che trent'anni or sono riconquistò la B vincendo lo spareggio di Perugia: l'ineguagliabile Rosario Sasso

Per l’appuntamento odierno con la rubrica “A tu per tu”, l’ospite di RNP è Rosario Sasso, capitano amaranto che trent’anni fa, insieme ai suoi compagni, in quel di Perugia, regalò una gioia immensa alla città di Reggio Calabria, che in quel 12 giugno riconquistò la Serie B. Capitan Sasso, legatissimo alla Reggina e alla città, ricorda con intensa emozione i suoi trascorsi in riva allo Stretto, trasmettendo in chi lo ascolta nei suoi racconti di tanto tempo fa, una carica magica da brividi.

Per poter vivere in un prossimo futuro qualcosa di simile a ciò che accadde trent’anni fa, quale potrebbe essere la ricetta giusta?

La prima cosa da fare credo sia scollarsi di dosso il passato, positivo e negativo, e guardare avanti; per raggiungere certi traguardi è necessario trovare un certo tipo di armonia, come avvenne allora. Tra tutte le componenti esistevano serenità e feeling: squadra, staff, società, tifosi, stampa, eravamo tutti uniti verso un comune obiettivo. Mi auguro che Reggio riesca a ritrovare i palcoscenici che merita.

Sulla Reggina di adesso, che lentamente sta cercando di tornare grande, che giudizio si è fatto?

Mimmo Praticò ha fatto molti sforzi e sta certamente facendo qualcosa di positivo; purtroppo non sempre le cose vanno per il meglio, e non so esattamente quali problematiche ci siano state in alcuni momenti di difficoltà, per fortuna poi risolti. Serve ritrovare l’armonia con il pubblico, far rinascere l’entusiasmo; il ritorno di Taibi nel ruolo di DS potrebbe essere un primo passo in questo senso, perché riportare i vecchi idoli amaranto può riavvicinare il tifoso.

Riguardo il nuovo regolamento della Serie C, con l’inserimento delle seconde squadre della massima serie, chi ne trarrà giovamento?

Sicuramente i club di Serie A avranno un grande vantaggio, mentre i club di C, che puntavano molto sui giovani in prestito dalla massima serie, ne saranno danneggiati. Molti anni fa esisteva un campionato simile, il “De Martino”, nel quale si sfidavano le seconde squadre di club dalla A alla C, ma adesso non so quanto potrebbe essere d’aiuto. La federazione però ha deciso così per aiutare i giovani a crescere, quindi aspettiamo il riscontro del campo prima di giudicare.

Cosa fa al momento Rosario Sasso?

Sono in pensione, ma resto nel mondo del calcio: alleno nel settore giovanile di un club di Eccellenza, a Castiglion Fiorentino, luogo nel quale vivo. Quest’anno abbiamo avuto la soddisfazione di vincere il titolo nel campionato Allievi; inoltre ho allenato bambini del 2008, una bella esperienza anche questa. Ai più giovani cerco sempre di trasmettere in campo ciò che ho imparato nella mia carriera e nella mia vita. La mia esperienza a Reggio Calabria è stata fondamentale per me, perché oltre alle indimenticabili emozioni calcistiche, lì ho conosciuto mia moglie, e ancora oggi vengo in vacanza volentieri. In passato ho sperato di ricevere una chiamata da Reggio per allenare, sarebbe stato un sogno poter tornare in quella squadra che per me rappresenta così tanto; purtroppo la chiamata non è mai arrivata, ma nella vita mai dire mai.

Tornando allo spareggio di Perugia, a distanza di trent’anni, qual è il primo ricordo che le viene in mente?

Si tratta di un unico ricordo gigantesco che unisce tutta la stagione, con partite incredibili e trasferte lunghe e difficili, nelle quali i nostri tifosi erano sempre presenti in massa. A Cagliari e a Sassari ad esempio, con i tifosi giunti in nave, oppure a Pozzuoli e Teramo. Alla partenza per Perugia dall’aeroporto, il pubblico ci ha accompagnati praticamente fin dentro l’aereo, e poi lì, allo stadio, anche se sapevo che ci sarebbero stati ventimila sostenitori nostri, entrando in campo ho provato un’emozione meravigliosa, vedendo tutto lo stadio tappezzato d’amaranto. Ricordo che anche l’arbitro Trentalange rimase molto colpito, si capiva dal suo sguardo stupefatto. Anche se in seguito altre ‘Reggine’ hanno regalato emozioni e soddisfazioni, credo che il cuore dato dalla ‘nostra’ Reggina non sia stato più messo in campo da nessuno; sarò di parte per questo, ma ero il capitano di quella squadra e so bene quel che ho vissuto. Ora come allora, il tifoso ama e sempre amerà la Reggina; quando l’entusiasmo tornerà, Reggio vivrà nuove emozioni.

Domenico Geria
Collaboratore di ReggioNelPallone.it

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