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A tu per tu con…Franco Iacopino

A tu per tu con…Franco Iacopino
Reggina
24/04/2018 00:00 | A cura di Filippo Mazzù
E' di nuovo "A tu per tu": ogni mezzanotte un'intervista a cura di RNP. Si comincia con Franco Iacopino.

Torna l’appuntamento con “A tu per tu”: un’intervista con personaggi del mondo dello sport, da calciatori ad allenatori, passando per icone della Reggina e della Viola, colleghi giornalisti e addetti ai lavori. 

Si parte subito forte. A lezione da Franco Iacopino, storico dirigente sportivo ed una vita dedicata al calcio, quello che gli ha dato le più grosse soddisfazioni. Quarantadue anni con i colori amaranto cuciti addosso, prima delle esperienze con Catanzaro e Modena: un pensiero sulla Reggina attuale, il campionato di Serie C e il movimento calcio italiano.

Ieri il raggiungimento della salvezza con due giornate d’anticipo, da oggi si inizia a programmare il futuro. Un obiettivo conquistato anche e soprattutto passando dalla valorizzazione dei giovani, nella speranza di poter alzare il tiro per la prossima stagione…

“Fino a questo momento la Reggina ha svolto quello che, a mio giudizio, è il ‘programma minimo’ e lo ha fatto bene. Si arrivava da un trauma come la non iscrizione al campionato di Serie C e si è riusciti a raggiungere un obiettivo accettabilissimo. Adesso, però, è giunto il momento di alzare l’asticella. Bisogna trovare risorse economiche, in modo da mettere nelle giuste condizioni chi è a capo della società di fare delle scelte che vadano in una certa direzione. Allestire una rosa che possa vincere un campionato di terza serie non è mai semplice, ce lo insegnano gli ultimi anni. I giovani hanno bisogno di tempo e devono comunque essere inseriti in un discorso che li possa far rendere al meglio, al fianco di gente più esperta e pronta. Il calcio in C ha bisogno di investimenti più importanti e che non si fermino ai soli contributi della Lega per la valorizzazione dei ragazzi”. 

A proposito proprio del campionato di Serie C, le chiedo un pensiero su quello che è avvenuto nel corso di questa stagione e che, evidentemente non ha precedenti, con il fallimento di squadre come Vicenza, Arezzo e Modena, quest’ultima a lei molto cara. 

“Le responsabilità, così come avevo già detto in riunione di Lega, sono proprio di quest’ultima e degli organi preposti al controllo. Non è ammissibile che tre società, rappresentanti tre capoluoghi di provincia, falliscano nella stessa stagione sportiva. Assistiamo a continue penalizzazioni, che si ripetono di settimana in settimana. Così facendo si falsa il campionato di tutti e tre i gironi. In questo contesto diventa meritoria la posizione della Reggina, che da quando ha rivisto la luce sotto questo aspetto non è mai andata incontro a sanzioni. Va sicuramente elogiata la conduzione della società, ma bisogna che poi subentrino discorsi di altra natura per fare quel passo in avanti. E’ oramai da venti anni che si dice che il calcio professionistico non possa sopportare 60 squadre in Serie C. Che la Reggina affronti squadre con poco seguito alle spalle e con fragili basi non giova nessuno. Se poi dobbiamo dire grazie a Gravina che anche quest’anno è riuscito a completare tre gironi da 20 squadre, senza giudicare cosa ne è conseguito, lo faremo. La verità è che il calcio è sempre più un business e chi sta bene sono le squadre di Serie A. E’ lì che si muovono le maggiori somme di denaro e si lavora per quello che più che una partita è diventato un evento”. 

Allargando il discorso al movimento calcio italiano: la notizia della mancata qualificazione ai Mondiali è stata accolta quasi come una tragedia per un Paese, come il nostro, che vive di football. Eppure c’è chi non si è sorpreso, avendo ravvisato i primi problemi in tempi non sospetti…

“Quando una decina di anni fa l’Italia giocava con i Paesi dell’Est, senza alcuna distinzione tra Under 15 e Nazionale maggiore, i gol di scarto erano dai quattro in su. Adesso giocare con Bulgaria o Moldavia diventa addirittura un problema: si rischia che ci facciano tre gol e ci mandino a casa. A capo del calcio italiano c’è la stessa gente che da quarant’anni dice di voler riformare. Sono nate le scuole calcio e anzichè essere una fonte di insegnamento è diventata di guadagno. Nelle scuole l’attività sportiva è praticamente scomparsa e a livello giovanile è diffuso il giochino “se mi paghi ti faccio giocare il figlio”. I numeri dicono che i contributi del CONI sono diminuiti nel calcio e l’unica importante risorsa è la massima serie. Anche il sistema con cui si eleggono i capi federali dovrebbe essere rivisto: solo in Italia gli arbitri hanno voce in capitolo su questioni del genere. Sento tante buone idee, ma che sono destinate a rimanere tali. Affinché vi sia un cambiamento, bisogna volerlo…”

 

Filippo Mazzù
Collaboratore di ReggioNelPallone.it

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