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Cara Viola, quei ragazzi sono la tua storia…

Cara Viola, quei ragazzi sono la tua storia…
Viola
10/10/2017 21:42 | A cura di Ferdinando Ielasi
Ennesima spaccatura tra la società della Viola e la Curva Massimo Rappoccio. Il comunicato dei Total Kaos impone alcune riflessioni...

Scusate l’intromissione. E’ una premessa d’obbligo, quando uno come me, che si è sempre occupato di calcio e l’unica nozione che ha del basket è “la palla che buca la retina“, si trova a scrivere un articolo in cui si parla di Viola. Ciò nonostante, il testo del volantino diffuso dai ragazzi del Total Kaos prima di Viola-Virtus Roma (clicca qui), mi spinge a fare alcune considerazioni, dopo avermi fatto sobbalzare dalla sedia. In osservanza della premessa appena fatta e del comunicato in questione, non mi addentrerò ovviamente nelle vicende riguardanti la squadra o nelle motivazioni che hanno portato all’evidente frattura tra il gruppo storico della IMG_6422 (FILEminimizer)prima società di basket cittadina e la dirigenza che la gestisce. Non sta certo a me stabilire dove stiano i torti e le ragioni, non ne avrei né diritti né titoli.

Altrettanto doverosamente, quello che intendo affrontare riguarda un concetto su cui ogni realtà sportiva dovrebbe fondare le proprie radici, plasmando presente e futuro: il coinvolgimento e la passione popolare. E qui, torniamo al sobbalzo dalla sedia di cui sopra.

Nel comunicato dei TK, vengo a sapere anzitutto che la campagna abbonamenti della Viola non prevede, per la stagione in corso, sottoscrizioni per il settore Curva Massimo Rappoccio. Fatta salva la possibilità che ogni club ha di decidere a proprio piacimento le strategie di marketing (anche se in questo caso, la scelta in questione mi fa venire in mente una pratica giapponese, denominata harakiri…), confesso che ho letto e riletto quel passaggio almeno quattro volte. Si tratta di una scelta che non mi spiego, che non capisco. Perchè la Viola Reggio Calabria non prevede abbonamenti, nel settore che da sempre trascina con il proprio sostegno i neroarancio? Come è possibile che il cuore della tifoseria venga escluso dalla campagna abbonamenti, mentre qualsiasi società professionistica di qualsivoglia disciplina fa di tutto per coinvolgere i settori più caldi del tifo, attraverso prezzi popolari e varie iniziative? Forse mi sfugge qualcosa, ma, lo dico senza alcuna vena polemica o tk violasarcastica, sarei davvero curioso di saperlo…

A quanto apprendo, la questione abbonamenti (già di per sé bizzarra e singolare…) agli occhi degli Ultras neroarancio è solo l’ultimo dei problemi, in ordine di importanza. C’è di più, c’è molto di più. I Total Kaos infatti, sostengono che la società abbia affermato di “poter fare a meno del tifo“. Non conosco il patron Muscolino, il Presidente Monastero ed il dg Condello, i quali sicuramente tanto hanno fatto per il basket reggino e tanto riusciranno ancora a fare. Allo stesso tempo, leggendo una frase del genere stavolta non ho avuto alcun sobbalzo. Mi sono limitato a restare pietrificato, attonito, incredulo. Passata l’incredulità, mi auguro vivamente che una frase del genere, da parte della dirigenza sia stata pronunciata in un momento di nervosismo, di rabbia. Senza pensarci più di tanto, senza darle l’effettivo peso. Mi auguro che chi l’ha pronunciata volesse dire altro, o se preferite che non pensasse quanto effettivamente detto. Altrimenti, per dirla in gergo calcistico, sarebbe il più clamoroso ed insopportabile degli autogol.

TOTAL KAOS 2° TORNEONon esiste società che possa fare a meno del tifo. Non esiste squadra che possa fare a meno della propria Curva. Non esiste progetto che possa diventare vincente, se privo dei sorrisi e dall’entusiasmo della gente. E quei ragazzi, raccolti dietro lo striscione Curva Massimo Rappoccio, sono la gente. Sono il popolo. Non serve sapere cosa siano il “Pick and Roll”o “l’area pitturata”, per capirlo. Basta leggere la stessa data di fondazione dei Total Kaos, che recita 1990. Basta sapere che quella Curva porta con fierezza il nome di un amico, di un sostenitore dalla fede incrollabile, volato lassù troppo presto. Maledettamente presto…

Trionfi, lotta per lo scudetto, retrocessioni, fallimenti. Il percorso che ha fatto della Viola uno degli emblemi cittadini, come ogni storia che si rispetti, è fatto di pagine leggendarie e momenti difficilissimi. Di lacrime di gioia e lacrime di dolore. In mezzo a questo mare neroarancio, sono passati centinaia di cestisti, decine di Presidenti e addetti ai lavori, decine di coach. Loro, i tifosi, ci sono sempre stati. Loro, gli Ultras della Viola, hanno portato quei colori indipendentemente se si giocasse a Milano o a Barcellona Pozzo di Gotto. Tramandandoli di generazione, proteggendoli e custodendoli. Infischiandosene delle categorie e delle sconfitte. E soprattutto nei momenti bui hanno alzato i loro vessilli, facendo ricordare agli occhi di chi li osservava una frase di dannunziana memoria: “Ama il tuo sogno, se pur ti tormenta…”. Loro, gli Ultras neroarancio,  stanno alla Viola come la Curva Sud del Granillo sta a alla Reggina…

Cara Viola, la Curva Massimo Rappoccio non è una pagina dell’eterno libro neroarancio. E’ la copertina. La Curva Massimo Rappoccio non è una parte della tua storia. E’ la tua storia. Nel senso più alto, nobile e fiero del termine. Non voglio, non posso credere che qualcuno se lo sia dimenticato. Ma se così dovesse essere, mi piace pensare che c’è sempre il tempo per rimediare e far tornare il sereno…

 

Ferdinando Ielasi
Giornalista pubblicista, Direttore Responsabile di Rnp. Già collaboratore di Calabria Ora, da settembre 2014 conduce Tutti figli di Pianca su Radio Touring 104.

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